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Il Microcredito: la finanza “buona” che rende tutti più ricchi
Le ultime notizie sul microcredito targato made in Italy dicono che c’è aria di cambiamento.

Il 10 ottobre è stato siglato un protocollo d’intesa tra il Fondo Essere del Quartiere 4 di Firenze e la Banca del Chianti Fiorentino, con l’obiettivo di dare vita ad un nuovo progetto di microfinanza locale.

A inizio 2007 partirà, invece “Avere Credito”, una iniziativa di microcredito voluta e finanziata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Carpi.

Ma anche il 2006 si è aperto sotto i migliori auspici: dal 23 gennaio 2006 sono operativi i sette sportelli per il microcredito nati dalla collaborazione tra la Caritas Vicentina e le Banche di Credito Cooperativo/Casse Rurali ed Artigiane della Provincia di Vicenza.

E poi, sempre a gennaio, la nascita di Microcredito di Solidarietà Spa, una società partecipata al 40% da Banca Monte dei Paschi di Siena, al 15% ciascuno dal Comune di Siena e dalla Provincia, e per il restante 30% da altre amministrazioni comunali del senese, enti religiosi e associazioni di volontariato, ormai operativa dal mese di giugno.

Se si guarda al panorama italiano nel suo complesso, tuttavia, ci si accorge che c’è ancora molto da fare: i progetti in atto sono pochi, frammentati e localizzati soprattutto nel centro-nord. Manca una coordinazione a livello nazionale come pure una normativa ad hoc.

Proprio la recente assegnazione del Nobel per la Pace a Muhammad Yunus, considerato l’ “inventore” del Microcredito (vedi box), ha riportato alla ribalta il tema della microfinanza, dando un nuovo slancio anche in Italia ad alcune iniziative importanti.

L’idea è sempre quella di fornire micro-prestiti a persone che, a causa dell’impossibilità di fornire adeguate garanzie, sarebbero altrimenti escluse dall’accesso al sistema creditizio.

Ma le procedure, le partnership, le fonti finanziarie da cui sono tratte le risorse per alimentare i prestiti sono anche molto diverse.

Una cosa, comunque, è certa: microcredito non vuol dire beneficenza: fatto salvo l’orientamento sociale-solidaristico che lo caratterizza, si tratta di un vero e proprio prestito.

Magari ad un tasso inferiore rispetto alle condizioni di mercato. Magari con una flessibilità maggiore rispetto ad un prestito tradizionale, in modo da facilitare il più possibile il rientro del capitale prestato. Ma di prestito, comunque, si tratta; la somma deve essere restituita.

E proprio da questo punto dipende la possibilità di ricostituire il capitale iniziale e, quindi, di erogare nuovi finanziamenti, secondo un sistema di credito “a rotazione” che, oggi, è sempre più diffuso.


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Muhammad Yunus, Premio Nobel per la Pace, 2007
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