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Il Microcredito e le donne
“Raggiungere con il microcredito i più poveri tra i poveri”. È uno degli slogan più battuti in occasione del Microcredit Summit nel ‘97.

E chi sono i più poveri tra i poveri? Senz’ombra di dubbio le donne, che ancora oggi, in molti Paesi, non hanno accesso né alla terra, né ad altre risorse produttive (e tanto meno al credito) che permettano loro di generare del reddito.

Non può stupire, allora, che la maggior parte dei destinatari di progetti di Microcredito, nel mondo - si parla dell’ 84% del totale, siano proprio le donne. Ma c’è un altro dato: “Le donne hanno dimostrato di essere più affidabili”, rileva Laura Foschi (Etimos), e la ragione è semplice: l’attività delle microimprese, nei paesi in via di Sviluppo, spesso si confonde con la gestione famigliare del reddito; chi conosce al meglio tutte le spese che una famiglia deve sostenere? La donna.

Ecco perché la donna è la migliore interlocutrice nei progetti di microcredito. È chiaro che, soprattutto nei contesti in cui vige una forte emarginazione femminile, l’uomo deve essere comunque integrato nel programma, per evitare che si verifichino spiacevoli situazioni: “Come nei casi in cui la donna riceva il denaro, ma poi, sia il marito a spenderlo, perché detiene il monopolio decisionale all’interno della famiglia”, precisa Foschi.

Morale della favola: bisogna prestare attenzione; ma questo non toglie che, nella microfinanza, le donne rappresentino un target vincente. E questo vale anche per i programmi che agiscono in contesti occidentali. “Anche i beneficiari dei progetti realizzati dalla Compagnia di Sanpaolo”, conferma un portavoce del gruppo torinese, “sono per la maggior parte donne”.


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