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Le società di investimento: l’esperienza di Cresud

“Cre”come credito e “Sud”come Sud del mondo. Non è difficile intuire quale sia il campo di attività di questa organizzazione. Ma forse non tutti sanno che il mondo del microcredito non è popolato solo di banche, istituzioni di microfinanza, e amministrazioni locali.
Ci sono anche le società di investimento, organizzazioni che offrono risorse a tassi ragionevoli per finanziare progetti di microfinanza in giro per il mondo.
Fanno “concorrenza”alle banche, perché non nascono da “costole”degli istituti e non dipendono da questi per la raccolta dei fondi. Ma qual è, esattamente, il ruolo di queste organizzazioni?
Of-Osservatorio finanziario lo ha chiesto ad Andrea Berrini, Presidente di Cresud, la società di investimento partecipata da Botteghe del commercio equo come Chico Mendes di Milano e Mandacar di Trento, dal Consorzio Altromercato e dal coordinamento di Ong Cipsi.

 

Quante risorse Cresud mettete a disposizione del Microcredito?

Abbiamo circa 3 milioni di euro di portafoglio attivo, suddivisi tra una trentina di clienti, che sono tutti istituzioni di microfinanza.

 

Da dove provengono queste risorse?

La base è rappresentata dal nostro capitale sociale di 1.000.000 di euro, raccolto tra i soci - persone fisiche ma anche cooperative legate al circuito del commercio equo e solidale. Inoltre, emettiamo obbligazioni a 3 anni ad un tasso del 2,75%. Questo ci permette di disporre di altri 2 milioni di euro per finanziare progetti di Microcredito.

 

Attraverso quale procedura viene concesso il credito? Chi valuta la fattibilità del singolo progetto imprenditoriale che viene finanziato?

Noi ci limitiamo a valutare la solidità delle MFI (Micro Finance Institutions) locali a cui eroghiamo il prestito. Loro, poi, considerano la singola richiesta di finanziamento e decidono se accoglierla o meno.

 

Con quali criteri vengono “selezionate” le istituzioni di microfinanza che ricevono i vostri finanziamenti?

La nostra analisi avviene, in primo luogo, su base “etica”, sulla base, cioè, di segnalazioni fatte da circuiti di microcredito a noi noti. In secondo luogo, su base tecnica, attraverso una valutazione dei bilanci certificati e un’analisi dei rapporti dei Raters internazionali del microcredito (che sono riconosciuti dalla Banca Mondiale); infine, sulla base di una nostra missione in loco, che dura una decina di giorni, e ci permette di verificare direttamente le caratteristiche della mfi in esame. 

 

Tra i vostri soci, ci sono anche istituti di credito che contribuiscono alla erogazione dei prestiti?

No, siamo “autonomi”: operiamo esclusivamente all’interno di un circuito di persone e associazioni motivate alla finanza solidale. 

 

Quali sono i punti deboli del microcredito? Quali fattori ostacolano un suo ulteriore sviluppo?

Nel 1997, in occasione del 1° microcredit summit di Washington, si parlava di circa 8 milioni di famiglie nel mondo raggiunte dal circuito di microcredito. Oggi si parla di quasi 100 milioni di famiglie. Il settore del microcredito È in forte espansione e, francamente, non vedo barriere al suo sviluppo.

 

Si può parlare di una certa lentezza o rigidezza, da parte degli istituti di credito tradizionali, nel rispondere alla domanda di microcredito?

Il microcredito è, evidentemente, un’attività di rischio; non a caso le SRI come Cresud sono sempre costituite da persone e organizzazioni con una forte mission sociale, volta alla costruzione di rapporti di giustizia economica tra nord e sud del mondo. Anche le banche, però, stanno cominciando a muoversi su questo mercato.

 

Nel momento in cui il microcredito sembra rappresentare uno strumento in grado di integrare i tradizionali programmi di welfare pubblici, quale deve essere il ruolo delle Stato?

Il ruolo delle stato è dannoso se diventa mezzo di interrelazione tra i governi locali e l’attività di microcredito, perchè lo inquina. I Paesi nei quali il microcredito è maggiormente sostenuto dallo Stato sono, infatti, Paesi nei quali il microcredito rischia di diventare strumento politico. Semmai, lo Stato deve limitarsi a fissare le regole. Perché è assolutamente necessario che le autorità bancarie locali definiscano forme sociali specifiche per le organizzazioni di microcredito.

 

C'è un deficit nella regolamentazione?

Un deficit esisteva in passato, ma oggi è stato rimosso: la maggior parte dei Paesi che noi conosciamo hanno emesso delle regolamentazioni in materia.



COPERTINA MICROCREDITO

Andrea Berrini, presidente di Cresud

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