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Il Comune in prima linea
Da più fronti si chiede che anche lo Stato faccia la sua parte. Dopo tutto, le Istituzioni non dovrebbero trascurare un fenomeno che, come il microcredito, agisce sulla capacità di sviluppo (anche imprenditoriale) della persona, liberando lo Stato dalla logica assistenzialista del contributo a fondo perduto.

E quale soggetto sarebbe più adatto ad essere coinvolto nel microcredito, se non il Comune, non fosse altro per ragioni di sussidiarietà e prossimità geografica? Detto, fatto.

È attivo dal 2004 il progetto di microcredito che ruota attorno al Comune di Torino e vede protagonista anche Finpiemonte (l’istituto finanziario regionale piemontese), ed alcuni istituti di credito che, con Finpiemonte, hanno siglato una Convenzione.

“Il bilancio di oltre due anni di attività è positivo”, dice Dario Rinaudo, un funzionario del Comune che segue il progetto da vicino. “Dal maggio 2004 sono stati erogati 670 mila euro, per un totale di 79 piani di finanziamento conclusi, di cui 70 già finanziati”.

Alcuni progetti, racconta Rinaudo, sono stati “bocciati” dalla banca; in un caso, dopo l’avvio, il finanziamento è stato bloccato perché si è scoperto, che andava a coprire le rate di un mutuo invece che sostenere l’impresa in difficoltà.

La prima torinese ad aver beneficiato del progetto si chiama Sabrina, ha 33 anni, due figlie, e, grazie al finanziamento “microcredito” ha aperto una tintoria a gettoni nel quartiere di Mirafiori Sud. “Nel pellegrinaggio alla ricerca di un finanziamento cambiavano le banche”, ricorda Sabrina, “ma la risposta era sempre uguale: nessuna garanzia? Niente prestito.

Poi, una sera”, prosegue Sabrina, “viaggiando su internet sotto “finanziamenti”, ho trovato “microcredito” e tutto ciò che vedete qui – 5 lavatrici e due grossi asciugatori, è stato acquistato con gli 8.350 Euro che abbiamo ottenuto subito, dopo poco più di un mese dalla richiesta”. Hamid El Filali ha raggiunto Torino dal Marocco nel 1998. Diplomato allo scientifico e quasi laureato in legge, il “posto sicuro”, a Casablanca, non gli mancava: faceva l’impiegato all’anagrafe con un contratto a tempo indeterminato. Uno stipendio di 600.000 lire al mese di cui 400 mila se ne andavano per pagare l’affitto di una camera con cucina.

Da Torino, però, non se n’è più andato. Prima irregolare nei cantieri edili, poi regolare, fino alla “svolta imprenditoriale”, quando ha preso in gestione una bancarella di abbigliamento in piazza della Repubblica e ha chiesto un finanziamento a “Microcredito”: “Il finanziamento mi serve per allargare la mia attività, per comprare nuova merce”, spiega Hamid che oggi ha 42 anni ed ha anche acquistato un Fiorino per il trasporto.

Tra le altre iniziative imprenditoriali che hanno beneficiato del finanziamento, anche una servizio di vendita online di prodotti per celiaci, una gastronomia, un piccolo ristorante cinese ed un orafo-artigiano senegalese trapiantato nella capitale piemontese.

Da dove provengono le risorse? Il Comune di Torino, nel 2004, ha messo a disposizione un fondo di garanzia di 500.000 euro, ai quali si sono aggiunti i 250.000 stanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino. L’accordo prevede che le sette banche convenzionate (Banca del Piemonte, Banca Nazionale del Lavoro, Banca Sella, Cassa di Risparmio Savigliano, Sanpaolo Imi, Unicredit Banca e Banca di Roma) eroghino prestiti alle imprese per un importo complessivo pari a tre volte il fondo di garanzia.

La procedura per la richiesta del “micro”-finanziamento, che può andare dai mille ai 10 mila euro, restituibili in tre anni per un tasso pari all’Euribor un mese più uno spread dell’1,25%, è molto semplice: l’imprenditore contatta un numero verde e fissa l’appuntamento con i dipendenti comunali che seguono le pratiche. Al primo incontro, viene consegnata la documentazione, che comprende la registrazione alla Camera di Commercio (l’impresa deve essere registrata dal 1°gennaio 2005) ed un preventivo sulla richiesta di finanziamento.

La richiesta viene poi presa in esame da un Comitato di cui fanno parte il Comune di Torino e la Finpiemonte, che gestisce il fondo di garanzia e si occupa di tutte le procedure burocratico-amministrative e dei problemi che sorgono tra lo sportello delle banche convenzionate e l’utente finale; ma possono intervenire anche le diverse associazioni di categoria, che magari conoscono già a fondo la situazione dell’imprenditore.

Se il Comitato approva il progetto di finanziamento, la modulistica viene inviata alla banca che, a questo punto, ha trenta giorni di tempo per prendere la decisione definitiva sul finanziamento. In pratica, dal momento del primo appuntamento all’erogazione del finanziamento, possono passare da 60 a 90 giorni. Non sono pochi. Ma i tempi della Pubblica Amministrazione, si sa, sono quelli che sono.

E i costi “operativi”del progetto? In tutto, ad oggi, sono stati spesi circa 40 mila euro, di cui 30 mila per pubblicizzare l’iniziative ed i restanti 10 mila in consulenze di vario genere. Devono essere contabilizzati, infine, il compenso di Finpiemonte, che corrisponde a circa 20 mila euro annui.

“Al momento abbiamo 10 ritardi nei pagamenti”, annota Rinaudo, “e solo in un caso siamo dovuti intervenire con il fondo di garanzia per coprire alcune rate non pagate dall’imprenditore”. In altri casi, racconta il funzionario, si sono verificati dei ritardi nei pagamenti delle rate ma, a seguito di una ridefinizione del piano di ammortamento, attraverso, cioè, la riduzione dell’importo mensile e l’aumento del numero delle rate, i pagamenti sono ricominciati regolarmente.


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